L’ultimo cinema

10 gennaio 2009

Stop. E’ finita. Entro nel cinema. Mi siedo. Ultima proiezione. A Riccione chiude l’ultima sala cinematografica a gestione familiare. Come è accaduto e sta accadendo in tutta Italia. Niente più piccole sale. Ghermite e fagocitate da un mostro moderno. Godzilla dei giorni nostri. Lo chiamano Multiplex. O multisala. Ne sta divorando tante.. Le poche rimaste sono animali da riserva protetta. Il mostro divora tutto: muri, poltrone, pellicole, proiettori. E ricordi. Ricordi che vengono digeriti come catene polipeptidiche dal suo intestino vorace. Ricordi di un ragazzino degli anni 90. Domeniche pomeriggio. Proiezione delle 14.30. Prime volte in giro in bicicletta da soli. Arrivi davanti al cinema. Lì si sogna senza bisogno di andare a dormire. E’ noioso dormire. Meglio sognare a occhi aperti. Parcheggi la bici. Paghi il biglietto al gestore che è sempre lui. Poi entri. Le luci si spengono e ti immergi in un mondo fantastico. Ogni domenica pomeriggio diverso. Niente odore di burro di popcorn prodotto in larga scala. Solo l’odore di quelle poltrone sempre uguali. Odore di anni 90. Di pomeriggi limpidi nell’autunno della riviera. Di ritorni a casa sprintando in bici dopo aver sognato. Di Novantesimo Minuto in TV, cena e poi a dormire ascoltando il posticipo di serie A in radio. Perché dentro a quei cinema era diverso. Perché il rapporto coi gestori era personale. Perché il posto te lo sceglievi te. Perché potevi andare in galleria (i ragazzini di oggi non sanno neanche cos’è la galleria!). Se volevi stare davanti potevi. Se volevi stare dietro in un angolo anche. Primi approcci con le ragazze (sempre platonicissimi i miei, più a tinte forti quelli raccontati dagli amici. Forse proprio perché erano raccontati?). E potevi stare lì dentro anche tutto il pomeriggio e riguardarti il film anche tre volte. Non c’era quel noioso addetto a cacciarti via durante i titoli di coda. I titoli di coda se vuoi devi poterteli guardare tutti, fino in fondo. Fino al logo della marca della pellicola.
Il mostro non è mai sazio. Si succhia le dita ma vuole continuare a mangiare. E si mangia anche la qualità. Sì, perchè una piccola produzione cinematografica non ha speranza di essere proiettata nel Multiplex. Qui comanda il botteghino, l’incasso. Che difficilmente va d’accordo con la qualità. Natale sul Nilo viene proiettato ogni mezz’ora. Del piccolo film italiano neanche l’ombra. Forse se metti due culi e quattro tette hai una possibilità. Se non sei grosso non sei distribuito. Non esisti. E dove ti proiettano se i piccoli cinema sono spariti?
Il mostro ha mangiato molto ma non vuole saperne di smettere. L’ultima proiezione nell’ultimo cinema riccionese sta finendo. Il sogno sta terminando. Ecco è finito. The End. Si accendono le luci in sala. Scorrono rapidi i titoli di coda. Il mostro apre le fauci. Ma io non mi sveglio. E’ la realtà. Era bello sognare a occhi aperti.

(Pubblicato sulla voce di Romagna del 30 Agosto 2008)

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