Lebron e Darwin

22 marzo 2009

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Sì. L’ho visto. Ho visto il disumano. L’ultrauomo. The Chosen One. Il prescelto. L’anello di congiunzione tra l’uomo e la divinità. Tra il terreno e il cielo. Il luogo è Miami, American Airlines Arena. Match di stagione regolare del campionato di basket NBA. In campo Miami e Cleveland. A condurre i Cavaliers di Cleveland c’è Lebron James. 24 anni. Domina già il mondo, come Alessandro Magno alla sua età (solo che il macedone non era sponsorizzato dalla Nike). E dominerà la partita con 42 punti segnati e il canestro (anzi la schiacciata) decisivo nel finale. Nel riscaldamento balla come un ragazzo della sua età. Ogni palla che tocca il pubblico si eccita. E’ probabilmente il giocatore di basket più forte del pianeta. A fine stagione vincerà il titolo di miglior giocatore dell’anno (una sorta di Pallone d’oro del basket) e con molte possibilità tra un paio d’anni condurrà New York (la sua probabile futura squadra) alla vittoria del titolo NBA. A quella data Lebron James sarà lo sportivo più pagato al mondo, e già ora è,quasi con certezza, l’Atleta, con la A maiuscola, lo sportivo in assoluto più forte del mondo. Phelps, Bolt, Messi, Nadal, Federer lo affiancano ma non riescono a superarlo in un ipotetico Olimpo delle divinità dello sport mondiale. Non ce la fanno. Perchè Lebron, il prescelto, è il frutto dolce e perfetto di quel cammino tortuoso, crudele e avventuroso al tempo stesso chiamato evoluzione della specie. Charles Darwin ancora non poteva immaginarlo sul brigantino Beagle in giro per oceani a viaggiare e osservare il mondo per i suoi studi. Lebron sarebbe stato anche un ottimo soggetto di studio sul tema dell’evoluzionismo. In fondo la Slavery, la schiavitù dell’uomo di colore, solenne bestialità partorita dalla mente del civilizzatissimo uomo bianco nei passati secoli, è una delle cause per cui Lebron domina il mondo. E in particolare la schiavitù dei neri in America. Deportati dalle lande africane e legati in ceppi nelle navi-prigioni che li trasportavano al di là dell’Atlantico. Coloro che arrivavano vivi a destinazione non erano certo uomini fragili. Dopo la prima “scrematura”(termine terribile ma calzante) si presentava la dura vita di schiavo nelle piantagioni di cotone. Solo i più forti e resistenti sopravvivevano. Vera e propria selezione naturale. Come nel regno animale. Anche peggio qui. Uomini trattati alla stregua di bestie. 200 anni di questo bastano e avanzano per selezionare i fisici più forti, più “adatti”(termine fortemente darwiniano). Il tutto va a innestarsi su una popolazione,quella africana, già naturalmente e fortemente evoluta in un territorio selettivo. Praticamente sopravvive un esercito di superuomini. Una sorta di setaccio tremendamente accuminato ha selezionato questi che, solo da 40-50 anni sono definiti uomini da noi bianchi “civilizzati”. In più vanno ovviamente considerate le mutazioni genomiche naturali, che Darwin ci ha in parte spiegato. Mutazioni imprevedibili del DNA causate da agenti naturali e dal caso. Il risultato è che in un esercito di superuomini, almeno uno su mille è fisicamente superiore agli altri, uno scherzo della natura. E che all’interno questo 1 per mille, per il calcolo delle probabilità, ce ne devono essere almeno una decina circa assimilabili a X-men o a semidei. Sì, Lebron è uno di quelli. Lebron è Achille contro i troiani, Wolverine contro i cattivi, Mr Fantastic contro Silver Surfer. Alla fine da quel setaccio imbrattato di sangue è uscito qualcosa che assomiglia sinistramente a un esperimento di eugenetica. Ma non è stato uno scienziato folle a farlo. Bensì la natura. Crudele. Di cui fa parte anche l’uomo.
Lebron è altro 203 centimetri, pesa 115 chili. Segna e va a canestro da tutte le posizioni. E’ veloce come un giocatore di un metro e ottanta ma possiede la pesantezza di un centro (ruolo che viene ricoperto dai giocatori più grossi, consistente nello stare sottocanestro). Praticamente immarcabile. Un uomo ogni giorno in lotta contro la forza di gravità (e qui ci sarebbe da studiare tanto per un uomo che è sepolto accanto a Darwin, cioè Isaac Newton):le sue schiacciate a canestro sono celebri in tutto il mondo. Ciò lo ha fatto diventare una multinazionale che cammina, da senzacasa quale era nell’infanzia costretto con la madre a vagabondare per case di amici. E la città di New York è pronta ad accoglierlo presto, per farlo giocare nei Knicks, la storica squadra della Grande Mela. Amministratori delegati, manager, avvocati,sponsor, lobbysti, allenatori e semplici fan si preparano, lottano e lotteranno di qui a due anni per far sì che questo accada. Perchè un supereroe deve vivere le proprie avventure nella città giusta. Come Superman a Metropolis. Come Batman a Gotham City. Deve proteggere e rappresentare quella città. Ma questo non è un fumetto. E’ la realtà. Costruita con un setaccio incrostato di sangue e spiegata da uno studioso di ornitologia su un brigantino inglese.

(Pubblicato sulla Voce di Romagna del 22 Marzo 2009)

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