Ragazza alternativa

14 luglio 2009

alternativa

La ragazza alternativa cammina svogliata per strada. La puoi osservare dall’alto come in un pianosequenza cinematografico. In fondo lei stessa è cinematografica: due gambe secche, una figura magra, il seno appena accennato. Un incrocio affascinante tra Audrey Tautou e Olivia di Braccio Di Ferro. Ti guarda attraverso gli occhi verdi con l’aria strafottente da “so tutto io”. E infatti sa tutto lei. La ragazza alternativa pensa a una velocità che non puoi neanche immaginarti. Parla di una cosa e ne sta già immaginando un’altra. Indossa un abito Desigual (molto catalano), imbraccia una borsa Timberland e un leggero foulard le copre il collo. La ragazza alternativa va al concerto ecocompatibile dei Radiohead in un bosco irlandese con la bicicletta presa a nolo, ma allo stesso tempo può andare a vedere i Bastards Sons Of Dioniso in piazza. Odia i reality ma poi non resiste di fronte all’ultima puntata di X-Factor. Scarica Gossip Girl da internet e lo guarda in audio originale coi sottotitoli in inglese. Poi un giorno vede per sbaglio i Cesaroni e se ne innamora follemente. Perchè la ragazza alternativa nella maggioranza dei casi è finto-alternativa. Esserlo in fondo è cool. Lei non è allineata, non è mainstream, assume un fiero distacco uscendo dal portone delle mode, ma poi vi rientra dalla porticina di servizio. Manifesta idee di abbigliamento particolari, no logo , ma poi si arruola spontaneamente nell’Esercito Delle Soldatesse Dalle All Star Ai Piedi. Emana una trasandatezza ordinata, produce in movimento un’ entropia disciplinata, emette feromoni con traiettorie eccentriche. Se è di famiglia benestante va a fare shopping una volta all’anno in Fifth Avenue a Manhattan, saccheggiando Abercrombie and Fitch. Ascolta contemporaneamente Nirvana e Chemical Brothers, non disdegna un assolo di chitarra di John Mayer. La ragazza alternativa sembra uscita da una canzone di Cesare Cremonini: un libro in borsa e un pacchetto di Winston blu sempre a portata di mano. E’ sensualissima quando sbaglia un nome, un accento o fa una gaffe. Esplode in una sonora e impacciata risata non appena se ne accorge. Lei è una contraddizione seducente, un ossimoro vivente, un enjambement, una frase che non termina col verso ma si protrae in quello successivo, lei non è scannerizzabile, definibile precisamente a parole. La puoi solo osservare camminare al ritmo dell’ Ipod alle sue orecchie. Sempre attraverso quel pianosequenza cinematografico. Magari su pellicola dai colori leggermente denaturati, in stile nouvelle vague francese, col taglio di luce giusto. Così è perfetta. Se la guardi negli occhi il verde è ancora intenso, invade l’inquadratura. Dentro puoi vederci quel concerto ecocompatibile dei Radiohead.

(Pubblicato sulla Voce di Romagna del 15 Giugno 2009)

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5 Responses to “Ragazza alternativa”

  1. Madison Says:

    a quanto pare però la ragazza alternativa,o meglio,la finta alternativa è spesso contraddittoria con se stessa,per gusti abitudini e pensieri..Ma se davvero questa finta alternativa affascina così tanto,la ragazza alternativa,quella vera,quanto può ammaliare?!?!

  2. marcobrezza Says:

    Questo può essere vero, ma soltanto in teoria. Infatti la ragazza alternativa, quella vera, in concreto non esiste, è una finzione pura. E’ un’ideale cui tendere asintoticamente, un concetto matematico, utile a livello teorico. La ragazza alternativa non esiste. E se esiste probabilmente non è una ragazza. Non una di questa terra.

  3. Michela Says:

    La ragazza alternativa con la borsa Timberland? Ma per piacere!

  4. Lucia Says:

    Mi ci vedo al concerto dei Radiohead in un bosco irlandese con la bici presa a nolo, anche a guardare Gossip Girl in lingua originale con i sottotitoli. Mi ci ritrovo in tante cose, ma come hai detto tu, la ragazza alternativa, vera, non esiste, è invenzione. Una figura troppo perfetta nella sua imperfezione. Qualcuno saprebbe resistere al suo fascino se esistesse davvero una donna così?
    Tuttavia, mentre leggevo, ho pensato che mi farebbe molto piacere se un giorno, magari mentre cammino svogliata per la strada con il mio ipod nelle orecchie, qualcuno mi definisse ‘un enjambement’.
    PS: Grazie mille per gli auguri. (:

  5. Giacomo Says:

    “Ma poi si arruola spontaneamente nell’Esercito Delle Soldatesse Dalle All Star Ai Piedi”.

    In realtà non sono le “alternative” che, indossando prevalentemente le Chuck Taylor, si sono conformate alla massa, bensì è la moda che spesso per rinnovarsi cannibalizza le sottoculture.
    Cito un episodio che mi ha visto protagonista: quando facevo il liceo le Converse non andavano di moda ed erano praticamente fuori magazzino in tutti i negozi. Però io le amavo, perché pensavo che con quelle scarpe ai piedi potessi sentirmi un po’ più vicino ai musicisti che ascoltavo. Riuscii, non senza difficoltà, a trovare un negozio che le vendesse, e a scuola fui oggetto di occhiatacce e derisioni da parte di molti. I pochi che non mi biasimavano non erano comunque nemmeno sfiorati dall’idea di imitare il mio recente acquisto. Io ero contento perché sentivo – stupidamente, forse – di aver affermato materialmente quella che percepivo come una profonda diversità da molti dei miei amici e amiche. Qualche anno più tardi, le stesse scarpe, che intorno al 2001 mi connotavano irrimediabilmente come un emarginato, o semplicemente un diverso, diventavano le più cool, giuste anche con una borsa Louis Vuitton.
    Tutto questo mi porta a pensare che nella nostra società non sia più possibile tracciare delle divisioni nette tra stili e persone che siano sempre valide; probabilmente ci sono delle persone che hanno scelto le Converse perché le amavano davvero ed esprimevano un po’ della loro personalità, altre semplicemente perché hanno visto che i negozi aveano iniziato a metterle in vetrina (questi ultimi naturalmente non ammetteranno mai il lloro conformismo, e affermeranno inevitabilmente di avere uno ‘stile unico’). Il paradigma Converse è naturalmente applicabile a un infinità di altri casi.
    Il consumismo e le esigenze di vendita ci impongono un comportamento sempre più schizofrenico, per cui se un inverno compriamo dei jeans larghi possiamo star sicuri che nella stagione successiva andranno di moda stretti e i nostri risulteranno assolutamente vetusti, solo dopo pochi mesi dall’acquisto: la prova dell’invecchiamento psicologico della merce applicata anche all’abbigliamento.
    Ormai, ribadisco, siamo da tempo di fronte a una commistione quasi totale degli stili, ed è proprio per questo che la forte dicotomia tra fighette/i e alternative/i trova sempre meno ragion d’essere, in favore di quella tra figo e sfigato, che sembra l’unica a non passare mai di moda.


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