Cosa resterà di questi anni 2000

14 agosto 2009

Ho guardato il calendario e ho letto Agosto 2009. Non me ero reso conto. Gli anni 2000 stanno finendo. Dall’anno prossimo cominciano gli anni dieci. L’altra sera sentivo Raf che cantava Cosa resterà di questi anni 80 e ho pensato a cosa resterà di questi 2000. Che son stati gli anni del ridimensionamento, della fine del sogno. Che in Romagna sicuramente son stati anni di riflusso, di calo delle presenze dopo il pazzesco boom degli anni 80 e 90. Discoteche che erano punti di riferimento a livello nazionale (anche politico) come Paradiso e Pascià non esistono più. Le altre hanno incontrato l’inevitabile declino. Milano Marittima è diventato il punto di riferimento del divertimento, ma non è nulla al confronto di quello che son state Riccione e in parte Rimini in quegli incredibili decenni. Il tutto simboleggiato dalla discesa del divertimento dalla collina alla spiaggia, una discesa che è esemplificativa di questo decennio per la Riviera. Guardandosi intorno, a livello di costume e società, è stato il decennio dell’esplosione di internet, della quasi totale scomparsa del Compact-disc a favore dell’invisibile, del file scaricato dalla rete, di una progressiva dematerializzazione delle cose. Il decennio dell’Ipod, sempre più piccolo, inevitabilmente nelle orecchie di qualunque giovane o meno giovane in giro per le strade, segno a volte di una incomunicabilità celata. La tecnologia ha cominciato a dominare le nostre esistenze, persino troppo: il navigatore satellitare ne è la punta dell’iceberg. Troppe volte ci ha condotti nel punto sbagliato. Tra poco ce ne serviremo per andare al bagno. La televisione si è involgarita, i reality-show hanno dominato il panorama nazionale e non. Per diventare famosi ora non è più necessario saper far qualcosa. Basta esserci, al momento giusto, nel posto giusto, magari al Billionaire. Imbarbarimento che è una caratteristica anche nel mondo delle automobili: il Suv, la jeep da città, il Cayenne per intenderci, è stato il mezzo automobilistico del decennio, il simbolo dell’esteriorità, della fisicità, pleonasmo allo stato puro (tutti, almeno una volta, abbiamo rischiato di essere investiti da una mamma alla guida di un Suv all’uscita di una scuola o di un supermercato). Come a dire:”più grosso sei, meglio è”. E se sei maleducato è anche meglio. A livello sociologico il personaggio del decennio è Fabrizio Corona: figo, donnaiolo, relativamente ignorante, non esattamente educato, con un senso della legalità piuttosto deficitario. Ma questo è stato anche un decennio di mutamento, imbarbarimento inteso in senso lato e non necessariamente negativo, nel senso di cambiamento, mescolanza. L’immigrazione ha incominciato a divenire un fenomeno molto forte nel nostro paese. Il meticciato, l’incrocio di culture, è diventato elemento centrale nel dibattito quotidiano. La paura ha ricominciato a fare capolinea nelle nostre vite (il decennio si è aperto con gli attentati dell’Undici Settembre 2001 e si sta concludendo con la più terrificante crisi economica della storia). La paura del diverso è divenuta lo spauracchio principale (non a caso le estreme destre europee hanno ottenuto risultati incredibili alle ultime elezioni europee). Le certezze sono crollate come le due torri a Manhattan. Tutto è divenuto meno assoluto, meno perpendicolare, meno ortogonale, più difficilmente definibile. C’è una metafora interessante a questo riguardo che è anche una speranza. In questo decennio sono state costruite migliaia di rotonde in tutta Italia, a scapito dei vecchi incroci a semafori. Come a simboleggiare la necessità di accostarsi alla diversità senza angoli acuti, senza movimenti bruschi o imposti dall’esterno. La rotonda è sfumatura, simbolo di qualcosa che non combacia perfettamente,ma in cui si cerca l’adattamento. E’ anche simbolo di autodisciplina (non ci sono semafori), di fiducia riposta (speriamo) nell’altro, di tacito dialogo. Penso che la rotonda sia il simbolo di quello che questo decennio sarebbe potuto essere. O di quello che ci auguriamo sarà il prossimo.
Il meticciato ha dominato nella scena mondiale con l’elezione di Barack Obama, il mezzosangue per eccellenza, e anche nel mondo della musica pop con Beyonce (americana mezzosangue dai lunghi capelli biondi, tinti ovviamente) che è il personaggio musicale del decennio, almeno da un punto di vista commerciale. La canzone più bella del decennio ce l’ha regalata un’altra meticcia, newyorkese questa volta. E’ Alicia Keys (un quarto di sangue italiano, un quarto irlandese, la restante metà giamaicana). La sua If I Ain’t Got You è la colonna sonora del decennio. Dentro c’è l’R’nB’, il soul, un pianoforte da pelle d’oca . Poi c’è la voce di Alicia e c’è la bravura, c’è la bellezza, c’è l’armonia e bastan due strofe, e Fabrizio Corona e tutte le brutture degli anni 2000 te le sei già dimenticate. Per i prossimi dieci anni mi auguro meno paura e più fiducia, meno distinzioni fatte con l’accetta e più attenzione a cogliere le sfumature, meno risse verbali e più capacità di ascoltare l’altro. Per il decennio che è appena passato mi basta pensare alla voce di Alicia. Ed ecco che tutto è più bello.

(Pubblicato ieri su Piacere, Romagna)

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