In difesa di Leo. Signore assoluto

1 settembre 2009

leonardo_allenatore_milan

(Qui in forma estesa l’articolo uscito oggi sulla Voce di Romagna)

Leo ha la camicia linda e asciutta al termine del primo derby da allenatore della sua carriera. Quattro gol presi. Tra l’altro da un’Inter insolitamente bella. Leonardo a San Siro compie il disastro assoluto. Che si inscrive nella disfatta del suo datore di lavoro. E nelle circostanze singolari e sfortunate. Le sostituzioni tardive, dopo l’espulsione. Gattuso che, anche lui, lo tradisce con la boiata che non ti aspetti (il mito di Gennaro si è un po’ incrinato l’altra sera, ma si riprenderà). Seedorf che ci mette un’eternità a prepararsi e ad allacciarsi le scarpe per entrare in campo. Manco fosse una ballerina. Borriello che fa il Borriello (cioè la nullità assoluta). Ronaldinho che è un equivoco che cammina, anzi che trotterella, un fraintendimento coi dentoni, un disguido vivente che chiacchiera con Berlusconi prima della partita (cosa gli avrà detto?). Jankulowski è un turista in fila al casello di Milano Melegnano in un caldo sabato sera di rientro dalle ferie. Zambrotta sembra Badoer con il pizzetto. Lento come la fame. Leo si ritrova nel momento sbagliato della storia del Milan berlusconiano. La crisi economica che ti taglia le gambe. Il tuo presidente che stringe le cinghie della borsa. E tu che sei l’uomo giusto (forse), nel posto giusto, nel momento sbagliato. Leo è un signore assoluto, lo era in campo, lo è stato fuori, lo sarà sulla panchina. Leo, che nella novelle vague degli allenatori giovani, eleganti e belli, rappresenta il lato luminoso, apollineo della luna (Mourinho il lato più oscuro, Guardiola quello vincente, una cravatta scura e una camicia bianca elegantissima ad unirli tutti quanti). E Leo di calcio ne sa. Consulente dell’area tecnica del Milan e osservatore in Sudamerica, ha fatto sfracelli portando Kakà e Pato a Milano. Viene scelto come allenatore del Milan il 31 Maggio. Poi in estate Silvio gli porta via Kakà (come il babbo che ti compra la Ferrari ma poi ti porta via le chiavi). E compra Vittorio Feltri. Il quale non può essere impiegato in campo dal buon Leo. Ma che sarebbe molto più pungente di Huntelaar. Poi arriva il 29 agosto. Silvio si dissocia dal Giornale, e quindi da se stesso (Feltri centra sempre) e poi la sera assiste alla disfatta del suo Milan. La tribuna Vip di San Siro si trasforma in un mausoleo a cielo aperto. La cera si scioglie sulle facce. Galliani ricomincia ad assomigliare sinistramente allo zio Fester. E Leo è sulla panchina, camicia e cravatta sempre impeccabili. Solo un Gattuso che lo manda a quel paese e un Inter che stranamente, per una volta, gioca a calcio. Leo frana tremendamente. Ma lo fa con un aplomb irreale. Lui può. A lui concediamo tutto. Leo è come il tuo amico bello, buono e educato al liceo che ti fa anche copiare i compiti. Leo è il professore di Economia e Management che chiunque vorrebbe avere all’università. Leo è il padre (o il fratello, a seconda dell’età di chi legge) che ti viene a prendere a scuola in giacca e cravatta ed è l’idolo delle mamme. Poi ti porta al parco a fare due palleggi col pallone. Leo è il ragazzo che esce con Miss Liceo, gli si rompe la macchina, lui scende col sorriso le apre la portiera e le chiede di continuare a piedi. E lei ovviamente continua. Leo è elegante anche nella sconfitta. Gradevole anche nella tragedia. Ai Mondiali di USA 94 venne espulso per una gomitata allo statunitense Tab Ramos. Nessuno se lo ricorda più. Troppo educato quel ragazzo. Leo ha fatto un disco di musica brasiliana, dove lo senti addirittura cantare, ha dato vita alla fondazione Gol De Letra per aiutare i ragazzi brasiliani più poveri. Leo è l’enciclopedia del ragazzo (oggi uomo) perfetto. E’ fidanzato con la giornalista e bordocampista di Sky Anna Billò (carinissima) in una relazione che è a rischio conflitto di interessi (che gli concediamo). Unisce la creatività e l’allegria brasiliana con una razionalità quasi nordeuropea. Uscirà da questo buco nero che sembra inghiottirlo. Con un dribbling e un sorriso. Come faceva in campo.

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