Nine/Eleven. E un pungiglione

11 settembre 2009

sting

C’è un giorno che ha cambiato in maniera irreversibile la storia del mondo, che ha modificato l’inerzia della rotazione del pianeta, aumentato l’entropia di quell’avventura chiamata esistenza.
Sono passati otto anni. Sembra ieri. Eppure è un’eternità fa. Oggi, otto anni fa, era un pigro martedì di fine estate. A New York, USA come a Figline Valdarno, Toscana, Italia. Il primo posto lo conoscete, l’avete visto, ne rammentate due torri che erano e ora non sono più. Il secondo posto non è qui sulla pagina per caso. E’ un luogo che, non si sa bene per quale motivo, o per quello che si chiama un arabesco del destino, o per una particolare coincidenza di eventi, è connesso in maniera intrinseca con la Città Dalle Mille Luci, la Grande Mela, la Città Straziata. Per capire bisogna tornare con la mente a quel fatidico 2001. C’è un cantante che è più di un cantante. Un musicista che è riduttivo definire musicista. Flashback immediato. 1976, Newcastle, UK. C’è un ragazzo biondo di 25 anni che suona il basso in un locale e canta divinamente. Insegna letteratura inglese a scuola. Si chiama Gordon Sumner (dice niente?) Ha una maglia a strette strisce gialle e nere. Tanto da sembrare un’ape. Allora un amico lo chiama scherzosamente Sting, pungiglione (adesso capite). Nascita di un mito. Punto. Si torna al 2001. Marzo. Il ragazzo con la maglietta a strisce giallo-nere ha 50 anni e alle sue spalle ne ha 25 di successi siderali. Decide di organizzare un concerto in Toscana, una sorta di showcase privato in casa sua, nella sua villa nella campagna di Figline Valdarno. Si chiama il Palagio (che non è un casinò di Las Vegas). Se sei un fan del Pungiglione, è un po’ come per un appassionato di calcio avere Kakà che viene a giocare al torneo parrocchiale nella tua squadra. O come per Emilio Fede dirigere il TG4 (ah succede davvero anche questo). Il concerto avrà un pubblico selezionatissimo. Non più di 200 persone scelte tra i fan club e la casa discografica. Data scelta per lo show: se fossimo a New York diremmo 9/11. A Figline Valdarno ci accontentiamo di un più canonico 11 Settembre. C’è un destino che corre in un’ unica direzione, dovunque tu sia. Certe cose non succedono per caso. Mai. Il particolarissimo concerto di Sting sarà un evento incredibile. Il musicista britannico, insieme a una band incredibile rivisiterà i suoi pezzi del passato in chiave jazz, e verrà ripreso dalle telecamere che dovranno immortalare la performance (più unica che rara) per un documentario. Si intitolerà On Such a Night (in una notte così, ma ancora non si erano fatti i conti con quell’entropia destinata ad aumentare spaventosamente). Ancora flashback. Marzo 1984. C’è una band che avuto un successo imbarazzante che si scioglie. Loro si chiamano Police. Il leader è uno che da ragazzo portava una maglietta a strisce giallo-nere. Ha 33 anni adesso. Il ragazzo incomincia ad intraprendere una carriera da solista che lo porta a comporre immediatamente quello che è forse il più bel disco degli anni Ottanta: The Dream Of The Blue Turtle (se non siete d’accordo dovete motivare il dissenso). Dentro ci sono canzoni che ti plasmano (If You Love Somebody Set Them Free, Russians, Moon Over Bourbon Street). Si avvale della collaborazione di musicisti che sono mostri sacri. Due su tutti: Brandford Marsalis al sassofono, Kenny Kirkland alle tastiere. Raramente qualità e orecchiabilità del disco sono andate così di pari passo nella storia della musica. Qualcosa che continuerà a succedere nella carriera di Sting. Salto di nuovo al 2001. Il 2 settembre tutta la band di Sting si ritrova al Palagio per incominciare le session che verranno riprese per il Dvd del concerto. C’è grosso entusiasmo intorno al progetto. E grande attesa. I giorni scorrono veloci.
Poi succede.
La Storia si deve compiere, inevitabilmente. Si continuerà a vivere e a morire, a respirare e a fare l’amore, solo un pochino più consapevoli di prima. Un grosso attimo di apnea, un punto esclamativo ciccione quanto lo gnocco minerario sul quale viviamo. Eccolo. 11 Settembre. Schermo diviso in due. Da una parte pomeriggio toscano annuvolato, musicisti che provano, fortunati spettatori-eletti che vengono trasportati a Villa-Sting. Dall’altra parte ordinario mattino a Manhattan, broker che vanno al lavoro, madri che portano bambini a scuola, i simboli dell’Occidente in piedi a presidiare il fiume Hudson, come due bimbi gemelli alti e allampanati. Just an ordinary day fino alle 8,46 a.m Eastern Time. Poi l’inerzia del pianeta che cambia per sempre. I due aerei contro le Torri Gemelle sono solo l’innesco di una bomba a idrogeno planetaria, solo il piano inclinato in fondo al quale l’umanità ritrova se stessa ridotta in brandelli. Sul far del tramonto al Palagio non si sa che fare. La notizia è giunta irreale, rapida, lancinante. Molti piangono, altri si abbracciano, alcuni musicisti o spettatori hanno i parenti o le fidanzate che vivono a New York. Il concerto più atteso è qualcosa in secondo piano ormai, trascurabilità pura in confronto all’aberrante realtà delle cose. Passano un paio d’ore. Si discute. Sting decide di salire sul palco assieme a chi se la sente e intona una canzone che sembra fatta apposta per l’occasione più inverosimile. Sting canta Fragile tutta d’un fiato, con un arrangiamento nuovo, ancora più dolente (il testo tradotto dice “Se il sangue cadrà e la carne e il ferro sono un’unica cosa, la pioggia di domani laverà questi giorni, ma qualcosa nella nostra mente rimarrà per sempre”, sembra una profezia). E’ in diretta webcast su internet. Quello che doveva essere il concerto trasmesso si riduce (meglio assurge) a un tributo alle persone che hanno perso, che ancora stanno perdendo la vita in quel giorno. La canzone finisce, viene osservato un minuto di silenzio, il collegamento video viene interrotto. A diecimila chilometri di distanza, intanto, le torri sono andate giù come sacchi di patate sgonfi. Poi Sting insieme al pubblico e alla band decide di continuare il concerto, reagendo con la vita a quello che un gesto insensato quel giorno ha provocato. La musica funziona come una magica terapia di gruppo e l’esibizione si trasforma nel miglior live degli anni 2000. Suonare (divinamente) diventa l’unica possibile reazione all’orrore. C’è una versione di Don’t Stand So Close To Me che è rallentata, rarefatta, ancora più bella dell’originale, c’è una All This Time solare, liberatoria (il disco che include questa serata si intititolerà proprio così). C’è una stupenda Fields of Gold che fa rabbrividire. Se ascolti il disco oggi senti una vibrazione unica, particolare. Di come a volte la musica può esorcizzare il male, di come il bello (l’arte) può trasfigurare la realtà, momentaneamente e per sempre. Quel giorno di settembre è lontano oggi. Ma migliaia di vittime e una cicatrice inguaribile dentro una città, rimangono comunque. L’ex ragazzo con la maglietta a strisce ne ha cantato l’addio, celebrato una memoria istantanea e allo stesso tempo eterna.
Qualcosa che non si dimentica.

(Pubblicato stamane sulla Voce di Romagna)

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3 Responses to “Nine/Eleven. E un pungiglione”

  1. Madison Says:

    Speechless…
    Penso sia il migliore fra tutti quelli pubblicati fino ad oggi…

  2. Dandi Says:

    brividi amico..concordo con Madison, penso sia il migliore..
    continua così..farai strada..

  3. giacomino Says:

    complimenti caro…leggerlo dalla 45 st. rende tutto piu “vivo”…
    vedere la “cicatrice” coi propri occhi rende davvero “un po piu consapavoli di prima”…ti riporta alla mente e sulla pelle la sensazione di stupore e incredulità che hai provato davanti ad un piccolo televisore non appena quel martedi pomeriggio hai acceso per caso il piccolo schermo, per fare una pausa da un’incomprensibile versione di greco della quale non avevi ancora tradotto una frase…
    vedi uno spiazzo immenso e vuoto..cosi innaturale e insensato in mezzo a tutti quei palazzi ancora in piedi solo perche troppo “bassi” per essere colpiti.. ti fermi un secondo a vedere le gru che molto lentamente cercano di ricostruire qualcosa che non può essere sostituito…dici una preghiera…ricominci a camminnare…
    .. ciao breez..

    p.s. la mia insegnante mi ha detto che subito dopo l’attacco a manhattan hanno aperto cinema e teatri…free…per distrarre le persone da ciò che stava accadendo…te pensa…


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