Flashforward. Lo squalo l’hai già saltato

18 novembre 2009

“E tu che cosa hai visto?” E’ la domanda che ricorre incessante lungo le prime puntate di una nuova serie TV in onda in Italia su Fox. Flashforward è il nuovo telefilm prodotto dal network americano Abc. La trama? Semplice. Durante una normale giornata, l’intera razza umana è soggetta a un black out nel quale la mente di ciascun essere è proiettata per un paio di minuti sei mesi nel futuro: nei ricordi postumi ognuno ricorderà di aver vissuto qualcosa che deve accadere il 29 aprile 2010. Cosa è successo? Due agenti dell’FBI cercano di scoprirlo. Per farlo avranno bisogno dell’aiuto dell’intero mondo. L’idea è potenzialmente pazzesca. E’come se gli autori avessero allestito un enorme mosaico interattivo con 6 miliardi di finestre (tante quanti sono gli esseri umani). Un mosaico destinato a riempirsi, modificarsi, distruggersi e rigenerarsi, permettendo una varietà di idee e trovate di sceneggiatura potenzialmente senza precedenti. Insomma qua dentro c’è tutto, c’è Il Canto di Natale di Charles Dickens (lo spirito del Natale futuro non è altro che un flashforward ante litteram), c’è Minority Report (senza dubbio il miglior film di fantascienza del decennio) con i dubbi su predestinazione e libero arbitrio, c’è Lev Tolstoj con La morte di Ivan Ilic (forse primo esempio di flashforward inteso come figura retorica narrativa della letteratura moderna, con il capitolo iniziale che narra l’epilogo del racconto). Soprattutto c’è l’esemplificazione di una nuova generazione di telefilm, quella per intenderci nata con Lost, che si permette di costruire un universo parallelo alla realtà in cui viviamo, di edificare una porta tra realtà e fiction attraverso la quale far passare l’ignaro spettatore. Flashforward propone una cosmogonia, genera una dimensione parallela alla vita, verosimile e attraente, la popola di persone “normali” che lottano contro le proprie ossessioni, contro i propri fantasmi. E si presta ad analisi di etica. In fondo che cos’è quel flashforward, quel salto in avanti? La rivelazione di un futuro che è già calvinisticamente scritto, la prolessi di qualcosa destinato fatalmente ed inevitabilmente ad accadere qualsiasi cosa si cerchi di fare? Oppure è un “avviso” del tempo, un “suggerimento” dal futuro, un feedback che che permette di far sì che il futuro si avveri proprio così come lo si è osservato (oppure far sì che non si avveri se negativo) in quei due minuti di pre-visione? O Dio che si rivela agli uomini, mostrando il futuro, creando così sei miliardi di profeti sulla Terra? E se invece fosse un sogno in cui si sono visti esauditi i propri desideri o avverate le proprie più recondite paure? Le chiavi di lettura sono molteplici e tutte ampiamente condivisibili se si osserva il rapporto dei vari personaggi col proprio flashforward. Questo è anche il primo telefilm a essere trasmesso in contemporanea in tutto il mondo, ed in tempo reale (le cose che succedono sullo schermo accadono proprio in quel momento, nel giorno di programmazione). Così fino al fatidico 29 aprile 2010. Insomma Flashforward entra nella vita reale. Gli ingredienti per far sì che questa diventi una serie culto ci sono tutti. Ma proprio per questo, probabilmente, non lo diventerà. Per un semplice motivo: Flashforward è figlio di Lost, il meccanismo è lo stesso elevato all’ennesima potenza, e i figli dei grandi non riescono mai a raggiungere il livello dei padri. Al posto dell’isola misteriosa c’è il mondo intero. In fondo il meccanismo del salto in avanti è già stato ampiamente utilizzato proprio nel telefilm dell’isola. Il quotidiano tramutato in epico, l’arte visiva trasformata in abbacinante magia sono prerogative già viste proprio in Lost. I nomi biblici vengono reiterati (Mark, Aaron), la lotta tra naturale e soprannaturale continua anche qui. Insomma Flashforward è la continuazione di Lost, la prosecuzione di una serie ha già fatto il jump the shark, ha già raggiunto il suo apice che non potrà più essere toccato. Fate attenzione: il jump the shark è il termine gergale del mondo dei telefilm che rappresenta il momento, la puntata, l’istante in cui si è raggiunta una vetta tale da non poter più essere toccata in futuro, un limite verticale impossibile da ghermire di nuovo, dopo il quale è solo discesa. Il termine nasce dall’episodio del 1977 di Happy Days in cui Fonzie salta uno squalo facendo sci nautico su un lago, da quel momento la serie calerà inevitabilmente, nulla sarà più come prima. Esco dal seminato un attimo: provate ad applicare lo stesso meccanismo alla vostra esistenza. Avete già fatto il jump the shark? Mi riferisco agli affetti, ai rapporti con le persone. Se rispondete di sì non siete messi bene. Come si può vivere un affetto incondizionato e assoluto nel presente, se lo si considera inferiore a qualcosa che è venuto prima? Non sarebbe più quella cosa lì, quella sensazione lì, impossibile da spiegare su questa pagina. Ci si potrebbe scrivere un libro sul jump the shark (un giorno lo faremo, è applicabile ad ogni tematica). Rientro nel seminato. Insomma, nel mondo fittizio dei telefilm quando il meglio c’è già stato, quello che c’è dopo non potrà più superarlo. Il destino di Flashforward è questo. E non lo dico perchè sono attento e intelligente. Lo dico perchè l’ho visto nel mio personale flashforward. Il 29 aprile la prima serie finirà, il mondo delle serie TV non cambierà. L’isola di Lost lo ha già rivoluzionato per sempre.

(Pubblicato sulla Voce di Romagna del 14 novembre 2009)

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