Dorian Gray in riviera

20 dicembre 2009

Penso che il cinema faccia sempre riflettere. Anche quando è orrendo. Il preambolo: ho visto Dorian Gray, film tratto dal “Ritratto” (perdonate il gioco di parole) di Oscar Wilde. L’immenso (forse sopravvalutato?) libro dell’autore inglese vilipeso sul grande schermo, tra computer grafica, un attore meno espressivo di un tonno in scatola, alcune scene prese in prestito da Final Destination e da qualche horror adolescenziale americano. Ok, alla fine i temi son sempre quelli, comunque: la vita che imita l’arte, l’eterna giovinezza, amoralità ed edonismo, disprezzo per il grigiore della vita borghese, anticonformismo, amore per la dissoluzione, perfezione esteriore che si riflette nel disfacimento, nell’imputridimento dell’anima. Prendeteli e mescolateli, questi elementi. La somma non algebrica vi darà questo risultato: essere giovani è bello. Adesso mi spiego.
Dopo il film mi reco in una discoteca (o un locale, non so definirla) spiantata in mezzo a dei palazzi bianchi e blu. Entro e mi sembra di rivedere il film. Donne cadenti, uomini vecchi che giocano a fare i giovani (le sciarpe con la camicia aperta dovrebbero abolirle sopra i 40 anni, ma anche sotto). Sento odore di squisito decadimento, di quintessenziata putritudine, di olezzoso disfacimento. Vedo facce che cadono, raccolgo i pezzi di pelle sul pavimento luminoso. Una vecchia sul cubo sembra anelare a quella giovinezza che l’ha abbandonata per sempre. Poi comincio a sentire una puzza tremenda: non è la vecchiaia in sè che fa orrore, ma il tentativo di fermarla, di arrestarla. Questo locale non è che un tentativo di travisare l’età. La gente che è qui dentro pensa di essere Dorian Gray e invece non è altro che il ritratto che imputridisce. Mi incuneo verso l’uscita nauseato, spaventato. Poi vedo la guardarobiera diciannovenne. Ecco, lei, lì, è Dorian Gray, non il suo ritratto. I decrepiti avventori le passano i cappotti pensando di rubarne un pezzo di anima. Lei consegna a ognuno un numerino, forse il codice segreto (finto) della vita eterna. Mi innamoro integralmente del suo tratto etereo, dell’apparenza efebica, della guancia rotonda, dell’occhio spalancato. In mezzo al disfacimento lei è eterna, non può invecchiare, è radiosa, anche solo per contrasto. Guardarobiera diciannovenne non invecchierai mai. Dentro quel locale, sarai giovane per sempre, gli anziani avventori invecchieranno per te. Imputridiranno al posto tuo.

(Pubblicato sulla Voce di Romagna del 13 dicembre 2009)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: