Roba da Anni Zero. I migliori dischi del decennio

12 gennaio 2010

Son finiti gli Anni Zero e a noi piacciono da matti le classifiche, vivremmo solo di liste, ne compiliamo almeno una al giorno, ordinare la realtà, incardinarla in binari morbidi e sicuri è il nostro passatempo preferito. E poi “Rolling Stone Usa” decide di stilare la classifica dei migliori 100 album musicali del decennio. Non possiamo non commentarla a nostro modo. Piccola premessa. Analizzando la lista delle scelte della rivista musicale di riferimento americana non abbiamo potuto non constatare quanto sia difficile scegliere i migliori dischi di un decennio appena finito e quindi così vicino temporalmente ed emozionalmente a noi. Dici Anni Novanta (o Settanta) e subito ti vengono in mente tanti dischi. Con i passati dieci anni invece è più difficile, il filtro della memoria ancora non ha essiccato i ricordi, non li ha avvolti nell’alone del mito, non li ha intinti nell’aura del ricordo. Tre-riflessioni-tre qui di seguito. Se avete vissuto gli Anni Zero.

Le vette pallide e aguzze, innanzitutto. Un cielo vermiglio. Carta velina disegnata in maniera inspiegabile. E poi yesterday i woke up suckin’ a lemon e ci sono due colori nella mia testa e ogni cosa è al suo posto. Questo è il deserto algebrico e glaciale di inizio millennio. Kid A dei Radiohead è il miglior disco dei passati dieci anni. La linea vocale impossibile dei Thom Yorke (ascoltate Everything in his right place, la canzone del decennio, vi commuove e vi congela il cuore in un attimo, apprezzatela in Vanilla Sky accompagnare il risveglio di un Tom Cruise disorientato). Sublimazione della forma-canzone in qualcosa che è oltre, disgregazione di ogni cosa fatta dal gruppo inglese in precedenza: siete al top della carriera, il vostro album precedente è Ok computer, potete vivacchiare ripetendovi all’infinito, tanto siete dei miti comunque. No. Distruggete tutto con un disco commercialmente inspiegabile. Ghiacciato, frastagliato, respingente, esaltante. Simbolo perfetto del decennio dell’oscurità, dell’insicurezza. Solo il libretto è già un manufatto di arte moderna. Una follia assoluta. Capolavoro.

Il liceo svizzero lo opprimeva, a Julian. Papà ce lo aveva mandato perchè non si comportava troppo bene. Julian lì, tra le alpi ginevrine, avrebbe incontrato Albert Hammond Jr. Che gli Strokes nascano embrionalmente a Le Rosey, Svizzera, è un caso fortuito. Questi qui sono newyorkesi fin nei mitocondri. Poi Fabrizio Moretti (è il batterista) uscirà con Drew Barrymore, il faccione efebico di Julian Casablancas (il cantante) spingerà un po’ più in là le coordinate del concetto di “portarsi le ragazze in cameretta” (suo babbo è soltanto il John Casablancas dell’agenzia di modelle, soltanto, cioè tu sei un cantante rock e tuo babbo è uno che sguinzaglia in giro le top model, non so se ci intendiamo). E poi c’è Is This It. Rolling Stone lo inserisce al secondo posto della classifica degli album del decennio. Un’opera prima assordante, un pacchetto di pastigliette omeopatiche di newyorkesità ruvida e distorta, senti il Lower East Side negli altoparlanti, senti l’odore dei club di Manhattan. Last Nite è tuttora la canzoncina che quando viene messa, nei club rock, fa riempire la pista, inevitabilmente. Ok, album bello (Some day può cambiarti una giornata). Il capolavoro però qui è la copertina. Un fianco di donna, nudo, con una mano guantata sopra (di chi?). La copertina del decennio.

Il resto è varietà e mescolanza. Un re dell’hip hop come Jay-Z è quarto con Blueprint. Gli U2 ci sono tutti (il migliore è All That You Can’t Leave Behind al tredicesimo posto). I Coldplay che da molti vengono indicati come la band del decennio, solo ventunesimi con A Rush of blood to the head. Per intenderci il loro Viva La Vida è solo alla posizione numero 85, dietro ai Death Cub For Cutie (mah!) e dietro anche a tre dischi dei Kings of Leon (qui siam più d’accordo). Per capire la varietà: ci sono i Sigur Ros con Ágaetis Byrjun, c’è l’opera omnia di Kanye West (riscrive le regole dell’hip hop), c’è Ryan Adams con Gold, C’è Brian Wilson con Smile. Chiudendo con l’inizio: i Radiohead del decennio ci sono tutti, da Amnesiac a In Rainbows. Per il titolo di band degli Anni Zero hanno chiuso le scommesse. Dubbi non se ne possono avere.

(Pubblicato sulla Voce di Romagna del 5 gennaio 2010)

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2 Responses to “Roba da Anni Zero. I migliori dischi del decennio”

  1. Libanese Says:

    grande articolo …anche se io posso apprezzarlo solo in parte….manca un altro annetto alla fine di questi anni zero però 😉

  2. max braz Says:

    dimostra la fine della musica..
    radiohead (i più sopravvalutati del nuovo millennio)… gli arcade fire… e poi DYLAN!!???… U2??? ma la musica è davvero finita negli anni 90!
    giochiamo a quale sia l’ultimo disco ‘nuovo’ della musica, prima che ricominciasse il riciclo totale…


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