Lo chiamano Machete

29 luglio 2010

Licantrope naziste in giarrettiera con professore pazzo e Nicholas Cage as Fu Manchu annessi. Case stregate con fantasmi e mostri di ogni risma. Un assassino seriale con rivedibile feticismo per il tacchino del Giorno del Ringraziamento. E poi lui. L’idea dei “fake-trailer” nasce dalle menti malate (e inevitabilmente superiori) della coppia Rodriguez-Tarantino. Il contenitore in questione era il double-feature vintage Grindhouse (correva l’anno 2007), operazione nostalgica di rifacimento dei b-movies anni ’70: malino al botteghino, in Italia tagliato in due – Death Proof per Quentin (bene ma non benissimo, valeva la pena per Kurt Russel serial-killer e per i piedi di Rosario Dawson), Planet Terror per Robert (carino, bene Bruce Willis spappolato e Rose McGowan con un kalashnikov al posto della gamba). In mezzo, nella versione americana, quattro finti trailer piazzati lì come un cioccolatino dopo pranzo in inverno, in perfetta tradizione “explotation”: pellicola sgranata, distonie ad hoc, finte sigle, sapori squallidi, pubblicità di un osceno take-away tex-mex. Ecco, Werewolf Women of the SS era un titolo di bellezza rara, ma il cuore parteggiava inevitabilmente per lui: “Conosce le regole del gioco, ammalia le donne, uccide i cattivi, lo chiamano Machete” e Danny Trejo salta sulla moto con un un bazooka enorme montato sopra, lanciando coltelli con la lama di 40 centimetri. Il paradiso del tamarro (e del teen-ager, alternativamente). “Action, thrill, kill”, come recita il teaser dal sapore retrò. Ogni tanto ci vuole.
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Ecco Machete è l’espansione del suddetto fake trailer, insomma uno spin-off al cinema. Flashback. Ci sono George Clooney e Quentin Tarantino che sono fratelli, rapiscono una famigliola americana in camper e per sbaglio si imbattono in un locale al confine col Messico costruito su un antico tempio azteco. Pieno di vampiri. Seguono dissanguamenti e macelli vari. Dal tramonto all’alba era stato il film preferito dai teenager nella stagione 1996/97, Rodriguez dirigeva l’opera con ragionata follia. Ci si ricorda 4 cose di quel film: la colonna sonora meravigliosa (ZZ Top, Steve Ray Vaughan), George Clooney tatuato fino al collo che inclina la pistola, Salma Hayek-Satanico Pandemonium che balla con un boa enorme sulle spalle e Danny Trejo che fa il barman del Titty Twister (il locale maledetto) che si trasforma in vampiro. Ecco la faccia segnata come una pista di rally dell’attore feticcio di Rodriguez torna nel ruolo del protagonista assoluto di Machete, mexplotation ad alto budget che esce in America il 3 settembre, per la regia di Robert Rodriguez, con lo zampino di Quentin Tarantino, ma che soprattutto sarà presentato in anteprima mondiale al Lido di Venezia come film di Mezzanotte nella serata d’apertura della 67 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica il primo settembre. Piccolo particolare: Tarantino è il presidente della giuria, e quindi dal 1 all’11 settembre il Lido sarà praticamente di sua proprietà. Divertimento veneziano in arrivo per Robert e Quentin. I due sono come gli adolescenti che che si incontrano il pomeriggio e sghignazzano rumorosamente guardando boiate su YouTube: si divertono parecchio, meglio se lavorando insieme. Quelle che chiami le certezze della vita.
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Machete è un ex agente federale messicano tradito dall’organizzazione che lo ha assoldato per uccidere un senatore americano. Con l’aiuto di suo fratello, un prete alquanto atipico, l’uomo pianifica ed esegue una sanguinosa vendetta, eccetera, eccetera. Tutto molto bello, direbbe Bruno Pizzul, però ancora non vi abbiamo sfagiolato il cast di Machete. Che può interessare abbastanza. Ok, Danny Trejo è Machete. Poi. Cameo del buon Steven Seagal che è un signore della droga, si prende a schiaffoni con Machete all’inizio. Michelle Rodriguez è Shè, “a sexy-taco truck lady” tipo una camionista gnocca, con lo spirito ribelle e il cuore da rivoluzionaria. Occhio adesso: Robert De Niro (avete capito bene, c’è anche Bob) nel ruolo del senatore. Jessica “Ti voglio bene” Alba nel ruolo di Sartana (citazione da spaghetti western), un’agente dell’ufficio immigrazione (solo carina) combattuta tra far rispettare la legge o fare ciò che è giusto (un po’ Antigone, un po’ Uma Thurman), Lindsay Lohan as The Sister, lo dico in inglese perchè suona meglio “a nun with a gun”, una suora con la rivoltella. Poi c’è anche un Don Johnson agente sul confine, brizzolato e con cappellone da cowboy d’ordinanza. Diciamo che poteva andare peggio. Signori, al Lido ci divertiamo.
(Pubblicato oggi su La Voce di Romagna)

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